venerdì 20 marzo 2026
Ricalibrazione globale per l'auto tra pragmatismo e nuove frontiere
Il comparto automotive vive una fase di profonda trasformazione, dove la spinta verso l’innovazione deve confrontarsi con un contesto geopolitico instabile e una necessaria ricalibrazione delle strategie industriali. Se da un lato il mercato indiano, lanciato verso il record storico di vendite, trema sotto il peso delle tensioni tra Iran e Israele che minacciano le forniture di gas, dall’altro i brand del lusso come Ferrari, Maserati e Bentley sono costretti a sospendere le consegne in Medio Oriente, dimostrando come l’esclusività non sia immune alle crisi logistiche globali. In questo scenario di incertezza la parola d’ordine per i grandi player è "flessibilità". Il dietrofront di Rolls-Royce che ha abbandonato l'obiettivo del "full electric" entro il 2030 per continuare a puntare sull’iconico V12, è il segno di un pragmatismo che mette al centro i desideri dei clienti e la sostenibilità economica dei bilanci. Al contempo, la sfida tecnologica si sposta su nuovi terreni: mentre Tesla investe miliardi di dollari in componenti cinesi per la produzione solare, Baic risponde con batterie agli ioni di sodio capaci di una ricarica completa in 11 minuti, sfidando apertamente il dominio del litio. Il futuro della mobilità sembra correre su due binari paralleli: l'automazione e le nuove alleanze. L'investimento miliardario di Uber nei robotaxi Rivian traccia la rotta verso un servizio "unmanned", mentre in Italia il roadshow di Geely a Napoli evidenzia come la vera partita si giochi sulle competenze: il mercato della Connected Mobility vale oggi 3,36 miliardi di euro, ma la carenza di profili specializzati rischia di frenare il "rinascimento tecnologico".