mercoledì 11 febbraio 2026
Il futuro dell’auto tra dazi flessibili e nuove rotte geopolitiche
L’industria automobilistica apre il 2026 ridefinendo i rapporti tra Oriente e Occidente. Mentre il mercato cinese segna una frenata (-19,5% a gennaio), spingendo colossi come BYD e Dongfeng a un’offensiva globale, l’Europa risponde con una nuova "diplomazia dei dazi". Il caso Cupra Tavascan fa scuola: l'esenzione dalle sovrattasse in cambio di impegni sui prezzi e investimenti in loco traccia una rotta percorribile per evitare lo scontro frontale con Pechino. In questo scenario, la Germania soffre: i costi energetici e la burocrazia spingono il 72% della filiera a tagliare gli investimenti in patria. Al contrario, la Motor Valley italiana brilla per resilienza: Ferrari chiude un 2025 record (+12%) e Lamborghini punta sul capitale umano, con il 25% di nuove assunzioni femminili in aree tecniche. La rotta per i prossimi mesi abbandona l’elettrificazione ideologica per un approccio multimodale, dove l'ibrido affianca l'elettrico. Il futuro del settore si giocherà sulla capacità di integrare l’innovazione software asiatica con il design e la qualità manifatturiera europea, rendendo la flessibilità tecnologica l’unico vero vantaggio competitivo.