martedì 24 febbraio 2026
Auto tra guerre commerciali e rivoluzioni silenziose
L'automotive si trova a un bivio che pochi si azzardano ancora a percorrere con chiarezza. Da una parte, le scelte di giganti come Hyundai e Stellantis segnalano una cautela di fronte alle guerre tariffarie e agli investimenti ormai incerti. La minaccia di dazi al 25% negli USA colpisce come un cecchino sulla redditività di Hyundai e Kia, rischiando di azzerare i margini di esportazione verso il mercato più strategico al mondo. Dall'altra, pezzi grossi come Stellantis annunciano i primi segni di perdite storiche, frenati da un’elettrificazione troppo ambiziosa e da svalutazioni epocali. Ma il cambio di marcia più evidente arriva dal fronte tecnologico: batterie che ricaricano in pochi minuti, infrastrutture da record e tecnologie che sfidano i limiti fisici. Tuttavia, anche nella corsa all’innovazione, la contraddizione rimane: la Cina accelera con politiche di protezione e crescita, mentre l’Europa, lungi dall’essere leader in sovrastrutture e target più audaci, sembra più interessata a mettere in discussione l’efficacia delle proprie strategie ambientali che a conseguirle. Il settore europeo si muove con cautela e silenzio, come un atleta sotto la pioggia, frenato da norme e desideri di stabilità. La Cina, invece, corre come un predatore, tra rallentamenti e hyper velocità, al doppio di una corsa che ci ha già lasciati indietro. E mentre i giganti dell’auto si interrogheranno ancora a lungo sulla direzione da prendere, lo scenario futuro si scrive tra una rivoluzione tecnologica che avanza a passi da gigante e una guerra commerciale che, in silenzio, sposta gli equilibri di un’economia globale imprevedibile. La domanda non è più se si cambierà marcia, ma quale sarà il destino di un’industria che pare, ormai, divisa tra due fuochi.