mercoledì 18 febbraio 2026
Dall'obbligo dei componenti UE alla sfida USA-Cina, la nuova scacchiera dell'auto
L'automotive si trova a un bivio cruciale, tra spinte protezionistiche e rivoluzioni tecnologiche che sfidano i tradizionali equilibri. In Europa il possibile obbligo di contenere il 70% di componenti locali nelle auto elettriche appare come un cambio di marcia dettato più dalla paura di perdere terreno con la Cina - che con il suo massiccio sforzo di autosufficienza rischia di diventare il mercato dominante - che da una vera visione di progresso. La difesa dell’industria europea si trasforma quasi in una lotta di sopravvivenza, anche se aziende tedesche come BMW e Mercedes temono ritorsioni, preferendo cautela a politiche che rischiano di far crollare il valore residuo e aumentare i costi. Sul fronte opposto, Stati Uniti e Giappone si muovono con approcci opposti ma convergenti: da un lato la California e il Connecticut che sfidano Trump e le sue politiche di deregolamentazione del clima, dall’altro il Giappone che semplifica le certificazioni per i veicoli americani, favorendo un’inversione di rotta nelle relazioni commerciali. È un campo di battaglia dove la pressione contrappone le esigenze di protezione locale alle aperture internazionali. I marchi sono chiamati a una corsa contro il tempo per adattarsi alle nuove regole, perché chi si ferma rischia di essere sorpassato da Cina e USA. L’Europa sembra tentata di erigere muri, ma il vero rischio è rimanere prigionieri di un protezionismo che rischia di soffocare l’innovazione. Mentre BYD investe massicciamente in Germania con sconti record, la strategia europea potrebbe diventare un boomerang, schiacciando le aziende locali tra il desiderio di autonomia e l’incapacità di competere sui costi.