martedì 13 gennaio 2026
Auto al bivio: per l'Europa futuro a corrente alternata?
Il bollettino quotidiano è uno specchio impietoso: l'industria auto corre, ma a velocità diverse, e l'Europa sembra spesso un campo di battaglia più che un laboratorio di leadership. Mentre la Cina accelera sulla tecnologia delle batterie (Hylic) e i suoi brand (iCAUR) sbarcano con promesse da 1.000 km di autonomia, Bruxelles tenta di gestire con "atterraggi morbidi" la marea di BEV orientali. Ma a che prezzo? La stretta normativa spinge giganti come Jeep a ritirare icone come la Wrangler dall'UE, un sacrificio necessario per abbattere le emissioni, ma sintomo di un'elettrificazione sempre più forzatache desiderata dal mercato. Oltreoceano, GM si mostra pragmatica, reintroducendo i PHEV per un 2027 che sa di cautela, un "passo indietro" rispetto a chi, come Stellantis, sembra aver già cancellato questa opzione negli USA. Il mercato, in fondo, non è un monolite ideologico. Intanto, i brand premium europei (Mercedes, BMW, Audi) macinano record di vendite e ordini elettrici, quasi a voler dimostrare che il lusso può ancora trainare la transizione, anche se Dacia punta a democratizzare l'EV con un'auto da 18.000 euro prodotta in Europa, un segnale chiaro contro il "made in China" incentivato. L'Italia, con le sue tasse sul Diesel record, non facilita certo il cambio di marcia, rendendo più amara l'adozione di alternative. La corsa all'efficienza (VW) e all'innovazione (batterie, software AI) è globale, ma la direzione e i costi sono ancora in bilico. Il rischio è che l'Europa, stretta tra ambizioni green, costi elevati e la prepotente avanzata tecnologica asiatica, finisca per perdere terreno non solo nella produzione, ma nel definire l'auto del domani. Sarà costretta a seguire, anziché guidare.