mercoledì 29 aprile 2026
Dazi, sovvenzioni e protezionismo: il triangolo geopolitico della nuova mobilità
L'automotive mostra segnali di una corsa, più che di una marcia. La Cina, con la sua volontà di espansione globale, minaccia di trasformare la battaglia in un'area di scontro politico e commerciale, con le sue mire produttive in Europa e un’accelerazione verso i 3,4 milioni di veicoli esteri entro il 2030. Pechino non ha intenzione di arretrare: risponde alle nuove norme europee con minacce di dazi, sfruttando la propria forza di mercato e soggiogando i governi occidentali in una guerra di sovvenzioni e protezionismo. Di contro, la strategia europea si fa sempre più difensiva, con norme che vogliono tutelare l’autonomia strategica, ma rischiano di rinchiudere l’industria in un cul-de-sac protezionistico. Gli Stati Uniti tentano di mantenere il passo, puntando sull’autonomia e sulle nuove frontiere della mobilità connessa, pur in un contesto di recessione e crescenti tensioni geopolitiche. Intanto, le alleanze si fanno più fitte e le nicchie di mercato più strategiche. Il messaggio è chiaro: il settore si sovrappone tra una corsa all’innovazione e una guerra di alleanze, tra un'Europa che frena e una Cina che accelera, tra un’America che sogna l’autonomia e un futuro elettrico inevitabile. Vincerà chi saprà trasformare le tensioni in opportunità, scrollandosi di dosso le false illusioni di "autonomia" e puntando invece sulla capacità di adattarsi in un mondo imprevedibile. La corsa non è ancora finita.