venerdì 13 febbraio 2026
Corsa verso l'ignoto: il futuro dell'auto tra potere politico e progresso
Il settore automotive attraversa un crocevia senza precedenti, tra scelte strategiche azzardate, politiche dai confini incerti e tecnologie che cambiano più in fretta di una manovra in corsia di sorpasso. Stellantis, in cerca di liquidità, valuta di abbandonare le joint venture con Samsung e LG, disimpegnandosi dagli investimenti sui veicoli elettrici. Una mossa che, se da un lato testimonia la crisi di redditività nel segmento EV, dall’altro evidenzia come la strategia si stia sgretolando sotto il peso di politiche statunitensi più protezionistiche che mai. La revoca di norme come l’Endangerment Finding fa sì che negli Usa si possa tornare a cortocircuitare il mercato, frammentandolo in un puzzle di normative locali, mentre in Europa la produttività si sposta verso alleanze con Renault, alla ricerca di economie di scala bramate da anni. La Cina, pur dopo aver alzato barricate sui dazi, ora apre le navi ai negoziati individuali, mantenendo il controllo sul prezzo e la produzione, ma rischiando di minare la coerenza globale dei propri obiettivi energetici e ambientali. L’imperativo with no clear winner: chi manterrà il passo? Il futuro si disegna come una corsa con più linee di fuga che di sorpasso. La realtà è che il settore si sta trasformando in un campo di battaglia tra protezionismo e innovazione, tra tradizione e modernità. La domanda è semplice: in questo bivio, le auto saranno più un simbolo di potere politico o di progresso tecnologico? La risposta sarà scritta sulla strada.