Lunedì 28 Settembre 2026
Guerra dell’auto: la Cina accelera, gli USA frenano, l’Europa rischia l'isolamento
L'automotive avanza a ritmi serrati, diviso tra due futuri del tutto incompatibili. Da un lato le case europee tentano di resistere alla forza della Cina, che con veicoli innovativi e prezzi competitivi sta facendo irruzione sul mercato come un tornado. La preoccupazione di un'espansione che rischia di mettere in secondo piano il vecchio Continente appare concreta, e la recente analisi di UBS non lascia spazio a illusioni: la pressione cinese è più forte di quanto i politici europei comprendano e siano disposti ad ammettere. Dall’altro lato gli Stati Uniti che si rimangiano la politica aggressiva di Biden, facendo marcia indietro sui limiti alle emissioni con annunci che sembrano più una mossa di ripicca che una strategia di lungo termine. La realtà è che il mercato globale si sta rivelando di una brutalità spietata, dove innovazione e protezionismo si contendono il terreno di gioco. Nel frattempo in Asia, la Cina si conferma un modello di crescita aggressiva, investendo massicciamente in infrastrutture di ricarica e batterie, con aziende come Nio e Geely che fanno a gara nel campo delle reti di scambio rapido. La loro visione di un’auto elettrica come elemento di sovranità industriale sfida apertamente le logiche occidentali, che invece sembrano troppo indebolite dalla burocrazia e dalla paura di perdere il controllo. Il grande dilemma è se la corsa verso la sostenibilità sarà guidata da un modello di mercato liberista o da un intervento strategico più deciso. Il rischio di un mercato a due velocità, con la Cina che domina e l’Europa che fatica a trovare la propria strada, è ormai reale. Il futuro sarà campo di battaglia o di opportunità?