Giovedì 01 Ottobre 2026
Il futuro dell’auto tra protezionismo e innovazione
L'automotive vive oggi una vera e propria fase di scontro aperto, caratterizzato da profonde spaccature strategiche. Da una parte, diversi costruttori scelgono di arroccarsi a difesa delle posizioni acquisite e dei mercati tradizionali attraverso politiche protezionistiche e la salvaguardia dei motori termici. Dall'altra, i marchi più dinamici accelerano con decisione la transizione verso la mobilità elettrica, investendo in modo massiccio sulle nuove tecnologie per conquistare la leadership della trasformazione industriale in corso. La proposta americana di vietare veicoli cinesi, anche di brand come Geely o Volvo, rivela più un tentativo di protezionismo che un vero affare di sicurezza. L’Europa, intanto, aggiorna i valori residui delle auto EV, ma il vero scoglio resta il sistema fiscale che penalizza con forza le elettriche rispetto alle endotermiche, rischiando di compromettere la transizione. Nel frattempo, la Cina continua a spalancare le porte, con BYD che scommette su volumi elevati per i modelli Fang Cheng Bao, mentre sul mercato interno si prepara a installare 20.000 nuove stazioni di ricarica rapida. Il bivio si fa netto: da un lato protezionismo, dall’altro accelerazione tecnologica. La sfida non è più solo tra endotermico ed elettrico, ma tra un’occidente che fatica a cambiare passo e una Cina che trasforma il proprio mercato in un campo di sperimentazione globale. La corsa si deciderà sulla capacità di saper innovare senza rinchiudersi in logiche di tutela, perché il futuro non aspetta, si muove a tutta velocità, e chi sta a guardare rischia di restare indietro.